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 Letteratura e poesia del nostro esercito.

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francesco1017
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Ven 3 Ott 2014 - 13:32

ing.korg ha scritto:
Ritornando ai figli ed alla ruota della vita che gira.............mi è ritornata in mente una vecchia e bella poesia di Guido Mazzoni, che amava recitare spesso mio padre, rivolto a me ed a mio fratello.

A volte sono riuscito a farla ascoltare anche ai miei.........figli, non senza una certa...........commozione devo ammettere.

Questa poesia mostra una grande verità...........spero vi piaccia.

"Esperienza e Speranza "

Gran belle cose alla Speranza dice
l'Esperienza perché sia felice:

a capo chino la Speranza ascolta
e ragione le dà di volta in volta.

ma pensa tra di sé : < Vecchia noiosa !
per me la vita sarà un'altra cosa ! ».

E quando è andata via quella saccente,
più non si frena e ride allegramente.

Passano le ore, i giorni, i mesi, gli anni;
crescon gli affanni, crescono i malanni ;

invecchia la Speranza e perde il brio ;
più non si vanta : Tutto il mondo è mio!
,

E se vede giocar le Speranzine
le chiama a sé: -Venite qua, bambine ! ».

Perché ciascuna d'esse sia felice,
gran belle cose la Speranza dice:

e ciascuna di lor, di volta in volta,
a capo chino quei sermoni ascolta,

ma pensano tra di sé : Vecchia noiosa !
per me la vita sarà un'altra cosa ! ».

Lei brontola, ammonisce e dà sentenza . . .
E diventata, anch'essa, Esperienza.

applauso applauso applauso applauso applauso applauso applauso applauso applauso
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Giorgio67
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Sab 4 Ott 2014 - 19:44

4 ottobre

"« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »"

Il Cantico delle creature. Seppur scritta in Umbro volgare, è La Pietra Miliare iniziale della tradizione letteraria italiana.

Vorrei riportare la parole di Natalino Sapegno.
"La storia letteraria di un popolo non è già un elenco delle opere scritte nella lingua nazionale; ovvero una successione di giudizi estetici e di biografie di autori: è invece la rappresentazione della vita spirituale del popolo rintracciata nei canti e nelle funzioni dei suoi poeti, nella meditazione e nelle memorie dei suoi sapienti, insomma nella sua letteratura la quale riflette perciò le vicende della civiltà e l'opera dei fattori che agirono in questa."

Al di la del messaggio spirituale prettamente religioso, il senso della gratitudine che traspare, l'inno al ringraziamento e l'umiltà manifesta, possono far meditare su molte cose.
Non certamente ultimo, il donare e condividere gratuitamente senza chiedere nulla in cambio e senza pretendere, nel più puro spirito detto appunto francescano.

Questo, ritengo, ci tocca da vicino.
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nysedow
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Sab 4 Ott 2014 - 19:51

Giorgio67 ha scritto:
4 ottobre

Non certamente ultimo, il donare e condividere gratuitamente senza chiedere nulla in cambio e senza pretendere, nel più puro spirito detto appunto francescano.

Questo, ritengo, ci tocca da vicino.
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Sab 4 Ott 2014 - 20:09

nysedow ha scritto:
Giorgio67 ha scritto:
4 ottobre

Non certamente ultimo, il donare e condividere gratuitamente senza chiedere nulla in cambio e senza pretendere, nel più puro spirito detto appunto francescano.

Questo, ritengo, ci tocca da vicino.
...

...touchè.
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Sab 4 Ott 2014 - 21:09

Giorgio67 ha scritto:
4 ottobre

"« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »"

Il Cantico delle creature. Seppur scritta in Umbro volgare, è La Pietra Miliare iniziale della tradizione letteraria italiana.

Vorrei riportare la parole di Natalino Sapegno.
"La storia letteraria di un popolo non è già un elenco delle opere scritte nella lingua nazionale; ovvero una successione di giudizi estetici e di biografie di autori: è invece la rappresentazione della vita spirituale del popolo rintracciata nei canti e nelle funzioni dei suoi poeti, nella meditazione e nelle memorie dei suoi sapienti, insomma nella sua letteratura la quale riflette perciò le vicende della civiltà e l'opera dei fattori che agirono in questa."

Al di la del messaggio spirituale prettamente religioso, il senso della gratitudine che traspare, l'inno al ringraziamento e l'umiltà manifesta, possono far meditare su molte cose.
Non certamente ultimo, il donare e condividere gratuitamente senza chiedere nulla in cambio e senza pretendere, nel più puro spirito detto appunto francescano.

Questo, ritengo, ci tocca da vicino.

Sei una continua, splendida miniera di sorprese.
inchino inchino inchino inchino inchino inchino inchino
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Dom 12 Ott 2014 - 15:08

EUGENIO MONTALE

Citazione :
Il 12 ottobre 1896 nasce a Genova Eugenio Montale, uno dei più importanti poeti del '900.

Trascorre la giovinezza in Liguria a contatto con i più notevoli poeti della regione.

Pubblica la raccolta "Ossi di seppia" nel 1925.

A Firenze, nel 1927 diventa direttore del Gabinetto Vieusseux, incarico che gli venne tolto nel 1938 per la sua mancata adesione al partito fascista.

Di questo periodo è la racccolta di poesie "Occasioni" e alcune traduzioni (Eliot, Shakespeare) poi riunite nel "Quaderno di traduzioni".

Dopo la guerra lavora nella redazione del "Corriere della Sera" e riprende l'attività poetica solo dopo la morte della moglie.

Premio Nobel nel 1975, muore nel 1981

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MessaggioTitolo: La storia di Eugenio Montale.   Dom 12 Ott 2014 - 15:09

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Dom 12 Ott 2014 - 18:47

nysedow ha scritto:
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Caro Nysedow, non conoscevo la poesia, non ho mai studiato Montale e quindi non mi azzardo ad andare lontano nel mio intervento.

In questo mio stato di non-conoscenza, posso solo dire che mi ha lasciato un pò di angoscia la lettura di questa poesia.

Non  riuscendo ad inquadrarla nel pensiero di un poeta che non conosco, nè nel contesto storico , ho cercato di capire qualcosa in più.

Fra quello che ho letto, mi è rimasta impressa questa breve, semplice analisi che mi ha dato il senso più generale della poesia stessa, che avevo  solo percepito

  La poesia riflette la posizione profondamente antistoricistica del poeta, che non crede, nei destini migliori dell’umanità, con una totale svalutazione del concetto di sviluppo storico.

Attraverso l’uso dell’anafora, si sussegue una serie di definizioni tutte al negativo, che negano alla storia, ogni intrinseca razionalità o finalità. La storia non è una linea di progresso ininterrotta, ma procede in maniera disordinata e imprevedibile, al di là di ogni tentativo di indirizzarla e di interpretarla. La storia non contiene in sé certezze conoscitive o criteri morali, da cui si possano ricavare elementi di assoluzione e di condanna.

Montale rifiuta così la concezione della storia come ”maestra di vita”, propria della tradizione classica e umanistica.

Ugualmente netto è il dissenso nei confronti delle ideologie “positive” contemporanee, nelle loro varie forme (dallo storicismo idealistico allo storicismo marxista, materialistico e dialettico), che consideravano comunque la storia come un fattore indiscutibile di progresso, capace di trascendere le sue stesse aberrazioni nella logica di un disegno superiore, quasi provvidenziale.

Il pessimismo montaliano – che si esprime nelle forme di un disincanto epigrafico e sentenzioso, senza nessuna concessione di gusto retorico – sottolinea invece la radicale e incolmabile estraneità della storia nei confronti dell’individuo, che non può ritrovarvi certezze o consolazioni.
 


Leggo anche di una accesa polemica fra lui e Pasolini.

Ma qui mi fermo Question , lasciando il testimone a chi, nel blog, sia in grado di approfondire.

Gli skill nascosti inchino inchino inchino , che emergano
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 13 Ott 2014 - 9:28

francesco1017 ha scritto:
nysedow ha scritto:
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Caro Nysedow, non conoscevo la poesia, non ho mai studiato Montale e quindi non mi azzardo ad andare lontano nel mio intervento.

In questo mio stato di non-conoscenza, posso solo dire che mi ha lasciato un pò di angoscia la lettura di questa poesia.

Non  riuscendo ad inquadrarla nel pensiero di un poeta che non conosco, nè nel contesto storico , ho cercato di capire qualcosa in più.

Fra quello che ho letto, mi è rimasta impressa questa breve, semplice analisi che mi ha dato il senso più generale della poesia stessa, che avevo  solo percepito

  La poesia riflette la posizione profondamente antistoricistica del poeta, che non crede, nei destini migliori dell’umanità, con una totale svalutazione del concetto di sviluppo storico.

Attraverso l’uso dell’anafora, si sussegue una serie di definizioni tutte al negativo, che negano alla storia, ogni intrinseca razionalità o finalità. La storia non è una linea di progresso ininterrotta, ma procede in maniera disordinata e imprevedibile, al di là di ogni tentativo di indirizzarla e di interpretarla. La storia non contiene in sé certezze conoscitive o criteri morali, da cui si possano ricavare elementi di assoluzione e di condanna.

Montale rifiuta così la concezione della storia come ”maestra di vita”, propria della tradizione classica e umanistica.

Ugualmente netto è il dissenso nei confronti delle ideologie “positive” contemporanee, nelle loro varie forme (dallo storicismo idealistico allo storicismo marxista, materialistico e dialettico), che consideravano comunque la storia come un fattore indiscutibile di progresso, capace di trascendere le sue stesse aberrazioni nella logica di un disegno superiore, quasi provvidenziale.

Il pessimismo montaliano – che si esprime nelle forme di un disincanto epigrafico e sentenzioso, senza nessuna concessione di gusto retorico – sottolinea invece la radicale e incolmabile estraneità della storia nei confronti dell’individuo, che non può ritrovarvi certezze o consolazioni.
 


Leggo anche di una accesa polemica fra lui e Pasolini.

Ma qui mi fermo Question , lasciando il testimone a chi, nel blog, sia in grado di approfondire.

Gli skill nascosti inchino inchino inchino , che emergano
Lei è di una cultura 'cosmologica'...
Dica ai suoi figli che devono ritenersi 'orgogliosi' di avere cotanta 'conoscenza' nel giardino familiare...
Ma penso che ne sono consapevoli... Smile

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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 13 Ott 2014 - 9:44

nysedow ha scritto:
francesco1017 ha scritto:
nysedow ha scritto:
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
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e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
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La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Caro Nysedow, non conoscevo la poesia, non ho mai studiato Montale e quindi non mi azzardo ad andare lontano nel mio intervento.

In questo mio stato di non-conoscenza, posso solo dire che mi ha lasciato un pò di angoscia la lettura di questa poesia.

Non  riuscendo ad inquadrarla nel pensiero di un poeta che non conosco, nè nel contesto storico , ho cercato di capire qualcosa in più.

Fra quello che ho letto, mi è rimasta impressa questa breve, semplice analisi che mi ha dato il senso più generale della poesia stessa, che avevo  solo percepito

  La poesia riflette la posizione profondamente antistoricistica del poeta, che non crede, nei destini migliori dell’umanità, con una totale svalutazione del concetto di sviluppo storico.

Attraverso l’uso dell’anafora, si sussegue una serie di definizioni tutte al negativo, che negano alla storia, ogni intrinseca razionalità o finalità. La storia non è una linea di progresso ininterrotta, ma procede in maniera disordinata e imprevedibile, al di là di ogni tentativo di indirizzarla e di interpretarla. La storia non contiene in sé certezze conoscitive o criteri morali, da cui si possano ricavare elementi di assoluzione e di condanna.

Montale rifiuta così la concezione della storia come ”maestra di vita”, propria della tradizione classica e umanistica.

Ugualmente netto è il dissenso nei confronti delle ideologie “positive” contemporanee, nelle loro varie forme (dallo storicismo idealistico allo storicismo marxista, materialistico e dialettico), che consideravano comunque la storia come un fattore indiscutibile di progresso, capace di trascendere le sue stesse aberrazioni nella logica di un disegno superiore, quasi provvidenziale.

Il pessimismo montaliano – che si esprime nelle forme di un disincanto epigrafico e sentenzioso, senza nessuna concessione di gusto retorico – sottolinea invece la radicale e incolmabile estraneità della storia nei confronti dell’individuo, che non può ritrovarvi certezze o consolazioni.
 


Leggo anche di una accesa polemica fra lui e Pasolini.

Ma qui mi fermo Question , lasciando il testimone a chi, nel blog, sia in grado di approfondire.

Gli skill nascosti inchino inchino inchino , che emergano
Lei è di una cultura 'cosmologica'...
Dica ai suoi figli che devono ritenersi 'orgogliosi' di avere cotanta 'conoscenza' nel giardino familiare...
Ma penso che ne sono consapevoli... Smile

Grazie. Questa sezione ha notevoli potenzialità; gli amici con spiccata formazione classica o conoscenza storico-letteraria maggiore della nostra potrebbero prenderne il testimone.

Poi ciascuno metterà il suo mattoncino.

Buona giornata a tutti Smile Smile Smile  

PS Un consiglio  per i più giovani. Quel tanto o poco che ho ottenuto nel lavoro, non è  dovuto alle mie  specifiche qualità di tecnico - economista, ma alla più ampia conoscenza che da giovane ho costruito con la lettura e lo studio.

Questa conoscenza  mi è servita nel fornire attività di consulenza con una base culturale adeguata alla realta aziendale, cioè............. non stratosferica. Quindi alla portata di tutti!!!!!!!

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