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 Letteratura e poesia del nostro esercito.

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francesco1017
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 13 Ott 2014 - 14:10

..............a  settant'anni pianterai degli ulivi.............

Oggi mi telefona un amico in vena di ricordi, mi parla delle occasioni che si perdono nel corso della  vita, delle "strade non percorse", della difficoltà a guardare al futuro con speranza.

Finita la conversazione, come un lampo  mi torna alla mente una poesia di Nazim Hikmet, sfortunato poeta turco che ha trascorso quasi tutta la sua vita adulta in carcere (18 anni) o in esilio, per aver difeso con coerenza le sue idee, giuste o sbagliate che fossero.

E in  quelle tristi condizioni scrisse le sue poesie.

Forse qualcuno si ricorderà di lui pensando al film di Ferzan Ozpetek, anche lui turco,  dal titolo "Le fate ignoranti". Nel film  una delle scene più intense è quella in cui Michele (Stefano Accorsi) racconta ad Antonia (Margherita Buy) come ha conosciuto Massimo, marito di Antonia e amante dello stesso Michele.

I due uomini si sono conosciuti proprio grazie a un libro di poesie di Nazim Hikmet. Il titolo della poesia è "Le tue parole erano uomini" e questo è il testo:

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle
Dalla tua testa, dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
la tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini
.

........................

Ma, ritornando alla telefonata, ho fatto dono al mio amico triste di questa poesia che tanto mi colpì quando la lessi e scritta da un uomo tanto perseguitato e sfortunato.

Mi sembra un poeta e una poesia degna del blog e di voi.


La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli altri uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più povero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.



Ultima modifica di francesco1017 il Lun 13 Ott 2014 - 15:02, modificato 1 volta
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francesco1017
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 13 Ott 2014 - 14:59


Nazin Hikmet



.... come per la sezione pittura, penso sia utile  dare una idea di massima di chi è l'autore delle poesia che proponiamo, pubblicando un breve excursus/biografia.

"................Il poeta turco Nazim Hikmet nasce a Salonicco (oggi parte della Grecia) il 20 novembre del 1902. Il padre Nazim Hikmet Bey è un funzionario di Stato, la madre, Aisha Dshalia, una pittrice. Studia prima francese ad Istanbul, in Turchia, poi si iscrive all'Accademia della Marina militare, ma è costretto ad abbandonarla per problemi di salute.

Come lui stesso confessa nella poesia "Autobiografia" (1962) comincia a fare il poeta a soli quattordici anni, introducendo per la prima volta il verso libero nella lingua poetica turca. La passione per la poesia gli viene trasmessa dal nonno paterno, che, oltre che pascià e governatore di varie province, è anche scrittore e poeta in lingua ottomana.

Durante la guerra di indipendenza in Anatolia si schiera con Kemal Ataturk (quello che è considerato il padre  il padre della Turchia laica e moderna), ma rimane molto deluso dagli ideali nazionalisti.

Si iscrive così al partito comunista e inizia la carriera di insegnante nella Turchia orientale. Nel 1922 purtroppo viene condannato per marxismo e sceglie l'esilio volontario in Russia.

Gli è infatti impossibile rimanere in patria, dove è oggetto di una forte ostilità a causa della sua pubblica denuncia dei massacri avvenuti in Armenia nel periodo 1915-1922 (guai a usare il termine genocidio se andate in Turchia). In Russia la sua vita cambia radicalmente: si iscrive all'Università dei lavoratori d'Oriente e studia alla facoltà di sociologia.

Grazie agli studi universitari, viene in contatto con i grandi poeti e scrittori russi e riesce persino a conoscere uno dei suoi maestri: il poeta Majakowsky. Durante la permanenza in Russia si sposa, ma il matrimonio dura poco e viene annullato a seguito del suo ritorno in Turchia nel 1928.

Riesce a tornare in patria, infatti, grazie all'amnistia generale. Il clima persecutorio però che lo circonda si fa sempre più pesante e, siccome il partito comunista è stato dichiarato illegale, lo stato turco non perde l'occasione di arrestarlo usando a pretesto dei futilissimi motivi, come l'affissione di manifesti illegali.

Nel periodo 1928-1936 Nazim Hikmet trascorre circa cinque anni in carcere, durante i quali scrive ben cinque raccolte di versi e quattro poemi lunghi. Durante questo periodo i suoi interessi letterari si diversificano ed, oltre alle poesie, lavora alla stesura di romanzi e testi teatrali, collaborando anche con alcuni giornali in qualità di giornalista e correttore di bozze. Comie qualsiasi lavoro, anche il rilegatore, pur di mantenere sua madre (rimasta vedova), la sua seconda moglie e i figli di lei.

Nel 1938 Hikmet viene arrestato con l'accusa di aver incitato la marina turca alla rivolta con le sue poesie. Sembra, infatti, che i marinai amino leggere il suo poema "L'epopea di Sherok Bedrettini" che racconta della rivolta dei contadini contro l'impero ottomano nel 1500. La condanna è durissima: ben ventotto anni di carcere. Rimane in prigione per quattordici lunghi anni, durante i quali scrive le sue poesie più significative.

I libri di Nazim Hikmet vengono tradotti in tutto il mondo e la sua fama di poeta cresce ovunque tranne che in patria, dove, come dovrà ammettere lui stesso con rammarico, le sue poesie non vedranno mai la luce nella loro lingua originale.

Ne chiede la scarcerazione una commissione internazionale tra i cui membri ci sono anche Jean Paul Sartre e Pablo Picasso.

Il poeta continua la sua dura battaglia contro il governo turco e dà vita a ad uno sciopero della fame della durata di 18 giorni, a seguito dei quali è vittima di un attacco cardiaco.  Grazie all'intercessione della commissione internazionale, viene scarcerato nel 1949, ma è vittima di ben due tentativi di assassinio che lo costringono a fuggire nuovamente a Mosca.

Tutto questo accanimento contro Hikmet, che lo stato tenta addirittura di mandare al fronte nonostante la salute sia malconcia dopo l'attacco cardiaco, contrasta con i riconoscimenti internazionali che gli vengono tributati, tra i quali il Nobel per la pace nel 1950.

L'ultima fuga di Hikmet all'estero è quasi un romanzo d'avventura: parte con una barchetta da Istanbul, ma mentre tenta di attraversare il Bosforo viene colto da una tormenta. Il caso vuole che riesca ad attirare l'attenzione di una nave bulgara, urlando il suo nome. Ma per quanto la nave segnali di averlo visto, non effettua nessun tentativo di salvataggio. Nazim quasi dispera di potersi salvare, quando la nave si avvicina e gli consente di salire a bordo. Nella cabina del capitano si ritrova di fronte ad un manifestino con la sua foto e la scritta "Salvate Nazim Hikmet". Il capitano aveva quindi impiegato un po' di tempo a salvarlo solo per ricevere indicazioni sul da farsi dal governo di Bucarest.

Si trasferisce così nuovamente a Mosca. La Turchia intanto lo priva della cittadinanza. E' la Polonia a conferirgli una nuova cittadinanza, grazie all'esistenza di un vecchio progenitore da cui, secondo Nazim, derivano i suoi capelli rossi. Di nuovo a Mosca nel 1960, divorzia dalla terza moglie per sposare la giovanissima Vera Tuljakova.

Nazim Hikmet muore a causa di una crisi cardiaca il 3 giugno del 1963. Nel 2002, nel centenario della sua nascita, il governo turco, grazie ad una petizione firmata da oltre mezzo milione di cittadini, gli ha finalmente restituito la cittadinanza toltagli nel 1951............".
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francesco1017
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 13 Ott 2014 - 15:14

..............Nazim Hikmet, continua


Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)

Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo


Credere nell'uomo

Non vivere
Come un inquilino
O come un villeggiante
Nella natura.
Vivi in questo mondo
Come se fosse la casa di tuo padre .
Credi al grano
Alla terra, al mare ,
Ma prima di tutto credi all'uomo.
Ama la nube, la macchina, il libro
Ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
Del ramo che secca,
Del pianeta che si spegne,
Della bestia che è inferma ,
Ma prima di tutto la tristezza dell'uomo.
Che tutti i beni terrestri
Ti diano a piene mani la gioia,
Che l'ombra e la luce
Ti diano a piene mani la gioia,
Ma prima di tutto  che l'uomo
Ti dia a piene mani la gioia.



Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d' estate.

Sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa.

Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso in cui ti afferro.


I tuoi occhi

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all’ospedale o in prigione nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya, sono cosi, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me son rimasti tutti nudi,
i tuoi occhi, nudi e immensi come gli occhi di un bimbo ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscano un poco,
i tuoi occhi gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
Così sono d’autunno i castagneti di Bursa le foglie dopo la pioggia e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno che gli uomini si guarderanno l’un l’altro fraternamente con i tuoi occhi, amor mio, si guarderanno con i tuoi occhi.


Viaggio

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.


da: LETTERE dal CARCERE a MUNEVVER

1942 - Il più bello dei mari  

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.


1943

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Gio 16 Ott 2014 - 11:25

OSCAR WILDE

Citazione :
Oscar Wilde nasce a Dublino il 16 ottobre 1854.

È un eccentrico di rara eleganza, un dandy che attira su di sé le critiche dell'intera società che lo circonda.

È un eccezionale oratore, incanta chi lo ascolta.

Autore eclettico, saggista, favolista, drammaturgo poeta e persino giornalista scrive, nella sua vita, un solo romanzo: "Il ritratto di Dorian Gray".

Il libro è, però, un capolavoro della letteratura inglese, dell'arte decadente.

Vi si celebra fino all'estremo sacrificio la bellezza.

Sposato e con due figli, si separa dalla moglie e provoca uno scandalo quando si innamora di Alfred Douglas, figlio di un Lord.

Insultato in pubblico dal padre del suo amante come sodomita, lo querela.

Ma la successiva azione legale intrapresa contro di lui dal suo aggressore verbale finisce in un processo in cui Wilde viene accusato di "grave immoralità".

È condannato a due anni di reclusione nel carcere di Redding, il massimo della pena prevista per omosessualità ed è costretto ai lavori forzati.

La sua carriera è finita.

Negli ultimi anni della sua vita, lo scandalo e le conseguenze dell'arresto lo inducono a cambiare nome.

Diventa Sebastian Melmoth e si trasferisce in varie località prima di fermarsi definitivamente a Parigi.

Muore di meningite nel suo letto, afflitto da problemi di alcolismo, a quarantasei anni, il 30 novembre 1900, in un poverissimo hotel della città.


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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Gio 16 Ott 2014 - 11:27


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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Gio 16 Ott 2014 - 12:48

Da leggere anche ciò che ha scritto dal carcere, il "De Profundis".
E' entrato un uomo, dopo soli due anni è uscita una larva umana.
Si scopre cosa voleva dire essere "fuori legge" e cosa faceva subire all'uomo negletto a quei tempi la società inglese.
Questa gente deportava nelle colonie penali Australiane persino fanciulli, senza distizione di età di sesso o reato. Bastava un furtarello, se la colonia esigeva, loro inviavano.
Pensate che questa gente, tra il 1930 ed il 1970!! ha inviato almeno 500.000 bambini orfani nelle zone più rurali dell'Australia al solo scopo di popolarla. Altro che Pinochet e i "Desaparecidos".
Mi chiedo dov'abbiano il cuore questi esseri. Poi ci si chiede come abbian potuto fare quello che han fatto nelle colonie.
Bah, pardon, mi prende sempre la mano...
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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Gio 16 Ott 2014 - 13:13

Manerbio ha scritto:
Da leggere anche ciò che ha scritto dal carcere, il "De Profundis".
E' entrato un uomo, dopo soli due anni è uscita una larva umana.  
Si scopre cosa voleva dire essere "fuori  legge" e cosa faceva subire all'uomo negletto a quei tempi la società inglese.
Questa gente deportava nelle colonie penali Australiane persino  fanciulli, senza distizione di età di sesso o reato. Bastava un furtarello, se la colonia esigeva, loro inviavano.
Pensate che questa gente, tra il 1930 ed il 1970!! ha inviato almeno 500.000 bambini orfani nelle zone più rurali dell'Australia al solo scopo di popolarla. Altro che Pinochet e i "Desaparecidos".
Mi chiedo dov'abbiano il cuore questi esseri. Poi ci si chiede come abbian potuto fare quello che han fatto nelle colonie.
Bah, pardon, mi prende sempre la mano...
Colui che sa deve essere ascoltato... Smile

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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 20 Ott 2014 - 12:20

ARTHUR RIMBAUD
Citazione :
Arthur Rimbaud nasce a Chatreville-Mézières il 20 ottobre 1854.

È il poeta maledetto per eccellenza.

Nato in una famiglia borghese, già a sedici anni scappa di casa rifiutando tutti gli schemi che l'educazione ricevuta prescriveva.

Vagabonda senza meta e senza porsi limite alcuno.

Incontra Paul Verlaine con il quale stringe un'amicizia che esalta la sua precoce vena creativa.

Nel 1870, inizia a scrivere poesie.

Per un breve periodo i suoi versi riscuotono un enorme successo nell'ambiente letterario tra i simbolisti della capitale francese che Rimbaud ha raggiunto con l'intento di diventare giornalista.

A Parigi resiste solo fino al 1872 quando - accompagnato o forse al seguito dell'amico e amante Verlaine - parte per Londra e poi per Bruxelles.

Qui, scrive "Illuminazioni".

Il legame con Verlaine diventa sempre più difficile.

Durante una lite - nel 1873 - questi, ubriaco, arriva a ferirlo sparandogli due colpi di pistola.

Rimbaud distrugge tutti i suoi versi e decide di chiudere con la poesia.

Rifugiatosi nelle Ardenne, scrive "Una stagione all'inferno".

Parte, cercando e trovando una vita d'avventura nel girare il mondo.

Nel frattempo, Verlaine lo crede morto e nel 1886 pubblica "Illuminazioni".

Cinque anni dopo, Rimbaud torna in Francia per curarsi.

Una grave malattia ad un ginocchio lo obbliga a farsi amputare una gamba.

La cancrena non si ferma neanche dopo l'intervento e, giunto a Marsiglia, muore fra sofferenze atroci il 10 novembre 1891

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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Lun 20 Ott 2014 - 13:01

"...Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per serbarne la quintessenza. ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la sovrumana forza, e dove diventa il gran malato, fra tutti, il gran criminale, il gran maledetto, e il Sommo Sapiente! Infatti giunge all'Ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Giunge all'Ignoto. Egli ha un incarico dall'Umanità, dagli animali anche: dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue scoperte. Se quel che riporta di laggiù ha una forma, dà una forma: se è informe dà l'informe...
e quand'anche, smarrito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrà pur viste! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro si è abbattuto!...

Dunque il Poeta è veramente un ladro di fuoco."

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MessaggioTitolo: Re: Letteratura e poesia del nostro esercito.   Mar 21 Ott 2014 - 13:01

Charles Baudelaire ha scritto:
Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere.

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