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 Le Opzioni

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Icaro72
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MessaggioTitolo: Le Opzioni   Ven 17 Ott 2014 - 22:52

INTRODUZIONE: Cosa sono le Opzioni?

Sono strumenti anche denominati derivati pericolosissimi da usare: hanno lasciato sul lastrico intere amministrazioni comunali e più vaste istituzioni della finanza mondiale.

La Crisi della Lehman Brothers, nata come crisi dei subprime (ovvero prestiti erogati senza garanzie) si è evoluta come crisi di liquidità e diventò crisi dei derivati/assicurazioni in quanto tali mutui subprime venivano cartolarizzati spezzettati ed inseriti in categorie di prodotti denominati in molti modi diversi tra cui CDO (collateralized debt obligations) che venivano puntualmente smaltiti agli investitori in diverse tranches (diverse a seconda del tipo di assemblaggio dei diversi CDO e dei rating – giudizi comprati dalle case assemblatrici).

Ovviamente, poi, alle case venditrici ed ai loro prodotti era correlata una “polizza assicurativa”.

Quindi rileviamo, sempre, il nesso/interconnessione tra Emittente, Veicolo di investimento e Assicurazione che è un tratto caratteristico del nostro sistema economico e finanziario.

Successe questo…

Quando tali prodotti vennero emessi il modello di rischi al quale sia il prodotto che la sua assicurazione faceva riferimento, era tale da prevedere una continua crescita del mercato immobiliare. Assurdo, ma per tutti gli anni presi in esame non vi era mai stato una diminuzione di tale mercato e dell’indotto ad esso legato. Purtroppo, come poi divenne chiaro, le cose possono cambiare e se l’America è stata per decenni una superpotenza industriale ed industrializzata, con il passare del tempo è arrivata al periodo/fenomeno della TRANSIZIONE DEMOGRAFICA ossia, dopo l’apice dell’industrializzazione non c’è un proseguimento di tale periodo per verdi pascoli e fiumi d’oro ma una vera implosione dovuta, tra l’altro, ad un cambiamento delle prospettive e della percezione del circostante, all’abbassamento – da ciò derivato – della natalità, che mina in profondità, seppure impercettibilmente, per lungo periodo, la stabilità del sistema sociale ed economico. Meno figli, società più vecchia, disallineamento del patto sociale tra chi paga le pensioni e chi le fruisce o, nella società americana tra chi ha il soldo e può permettersi tutto e chi non ce l’ha e vive di stenti.

Fatto sta che tali modelli si scontrarono con l’effettivo decremento delle compravendite immobiliari, ma nel momento in cui il mercato immobiliare si fermava, in pratica si fermava l’indotto sia sociale e lavorativo di chi era correlato alla costruzione delle case sia economico finanziario.

Quindi, con il calare del valore degli immobili conseguente al fatto che non c’era più richiesta di questi beni calava anche il valore intrinseco nei prodotti finanziari ad essi legati e tale calo divenne un abisso quando le grandi banche come Lehman si accorsero che il loro patrimonio non poteva che ripagare una esigua parte degli strumenti CDO emessi dalla banca e che, quindi, non avevano liquidità.

Allora le cose si complicarono perché la crisi che era nata come crisi subprime ed era diventata una crisi di liquidità diventò una crisi dei derivati intesi nella loro intima accezione di strumenti di assicurazione.

Infatti all’aumentare della percezione del rischio, dato dall’implosione del valore nominale di tali obbligazioni formate da sottostante CDO aumentava l’assicurazione che doveva essere pagata per assicurare l’emittente e, quindi, il prodotto.

Più o meno quello che successe in Grecia per i famosi Credit Default Swap ossia assicurazioni relative ad uno Stato pagate a banche private (e qui si dovrebbe aprire una discussione su come faccia una banca privata ad assicurare uno Stato).

Ma, e qui viene il bello, il problema dei prezzi di tali veicoli finanziari, legati tra l’altro ad istituzioni connesse alle banche emittenti e quasi mai emessi dalle stesse banche, non poteva non avere risvolti sulle assicurazioni stesse dei colossi bancari. Più si percepiva il pericolo, più l’assicurazione si alzava e, a certi punti di tensione (che potevano esser facilmente tangibili guardando il tasso di prestito interbancario) si arrivò anche grazie alla speculazione sull’incapacità delle assicurazioni di far pronte ai contratti assicurativi emessi.

Negli Stati Uniti d’America, Fannie Mae e Freddie Mac andarono totalmente alla deriva e se non fosse stato per l’intervento dello stato sarebbero state spazzate via. AIG, la più grande assicurazione americana ha rischiato il fallimento e si è salvata solo perché incorporata in BoA...

Ovviamente la ricaduta sulla società reale si ebbe secondo due direttrici: la prima secondo la quale i mutui non potendo essere più rimborsati fanno scendere il prezzo dei sottostanti finanziari; la seconda, l'implosione sociale ed economica determina l'esplosione della disoccupazione con la perdita del posto di lavoro che determina l'impossibilità di pagare le rate dei mutui e la conseguente confisca degli immobili che seppure rientrano in possesso dei costruttori non possono essere venuti per l'alta offerta e l'inesistente domanda. Il tutto genera una spirale perversa nella quale l'invenduto regna sovrano, il costruttore deve smettere di costruire perché non riesce a vendere per l'inesistente domanda e la troppa offerta che fa crollare i prezzi e quello che una volta era il compratore si ritrova senza casa e ad abitare in una tendopoli senza lavoro. Un incubo.  


Il disastro era ad un passo.
Per dare un'idea della catastrofe e dell'implosione bancaria americana si veda: https://fdic.gov/bank/individual/failed/banklist.html

I derivati, quindi, altro non sono che assicurazioni su azioni o su indici; più in particolare si tratta di contratti di assicurazione di "un tot" di azioni o di “un tot” di punti di indice (al rialzo CALL o al ribasso PUT) in un determinato lasso di tempo.

Come si presentano

Esempio Opzioni su indice





Esempio Opzioni su Azioni





Abbiamo, quindi, delle scadenze primo mese e poi trimestrali dal primo mese (carattere della temporalità dello opzioni) e poi vediamo due colonne denominate CALL e PUT.

Se studio un rialzo dell’azione comprerò una CALL, se mi dovessi posizionare per un ribasso acquisterò una PUT. Solitamente non è possibile vendere PUT e CALL allo scoperto (alcuni broker, però, permettono anche questa pratica) ossia, potrò generalmente vendere SOLO QUELLO CHE DETENGO IN PORTAFOGLIO. Per vendere una CALL dovrò essere detentore di esse e così per la vendita di una PUT.

Esistono delle strategie complesse nelle quali la compera di più opzioni su diversi strike di prezzo e diverse scadenze mi permette di sfruttare periodi in cui il collaterale (azione od indice) si muove in laterale. Generalmente una strategia di opzioni incorpora diverse scadenze, diversi strike e, a volte, presuppone la convivenza di PUT e CALL NELLO STESSO MOMENTO in portafoglio.

Andiamo a vedere, nel dettaglio, il menù Opzione




UCG5C6 indica una CALL scadenza MARZO 2015 a 6€ Ossia 1 contratto di assicurazione che ha come sottostante 1000 azioni UCG. Vediamo, poi le quantità presenti in denaro & lettera ed i relativi prezzi. Possiamo importare prezzo e quantità d’acquisto.

Nella logica di come sono nate le opzioni esse dovevano essere utilizzate come complemento alle azioni per compensare le perdite derivanti dalle oscillazioni di prezzo in negativo (se scende il prezzo dell’azione perdo sull’azione ma se integro con un contratto assicurativo PUT il valore rimane immutato a patto che io scelga i contratti in base al sottostante posseduto, ad uno strike lungo di prezzo – minor costo, e ad un tempo ragionevolmente esteso) oppure in positivo qualora mi posizionassi short sull’azione (se sale il prezzo dell’azione perdo sull’azione ma se integro con contratto CALL il valore rimane immutato a parità di condizioni come già spiegato).

Ma non è detto che si deva per forza possedere il sottostante. In altri termini posso detenere posizioni CALL e PUT su un titolo senza possedere alcuna azione del medesimo titolo.

Tutto quanto esposto vale anche per contratti sui vari indici.

A questo punto: acquistare una call 6€ Marzo2015 Unicredit significa acquistare una copertura assicurativa per 1000 azioni (quantità sottostante) dal punto esatto nella quale l'ho comprata (momento nel tempo) fino a 6 euro di strike per un periodo che va dal momento dell'acquisto alla scadenza di Marzo 2015. Vuol dire altresì che 1 Opzione mi assicura 1000 azioni. La leva finanziaria è influenzata, oltre che da questo rapporto anche dalla quantità di tempo che noi acquistiamo (scadenza). Possiamo, infatti acquistare Opzioni a scadenza mensile oppure trimestrale, semestrale ecc… quanto più tempo acquistiamo, tanto più spendiamo e tanto più abbiamo la possibilità di aggiustare eventuali errori determinati da acquisti errati rispetto alla fase di mercato. Prendere una put in un mercato rialzista, proprio per il carattere di leva estrema di questi strumenti, può portare a perdite estreme azzerando, a scadenza, nel caso non riuscissi a vendere l’opzione ad un prezzo congruo, il valore del capitale investito. La massima perdita, lavorando con le opzioni equivale al premio ossia il valore investito per prendere la nostra Opzione.

Perché uso anche, se non soprattutto, le Opzioni?
Penso che utilizzate in un modo il più possibile coerente con le condizioni di mercato offrono un rendimento con rischio minore rispetto ad altri strumenti come Fib e Minifib, il tempo è la chiave, come ben dice il Signor Generale e qui il rapporto rischio rendimento è ancora più chiaramente correlato al tempo (Strike/scadenza). Inoltre, il capitale utilizzato nel trade con opzioni è molto ridotto rispetto a Azioni/Fib/Minifib, quindi, il gain per unità investita è esponenziale.
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woods77
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Sab 18 Ott 2014 - 11:13

Icaro grazie mille per aver creato questa nuova sezione molto interessante. Spero che l'aggiornerai con cadenze regolari.
P.s. complimeti per l'ottima percentuale di guadagni che hai portato a casa Very Happy
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Icaro72
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Sab 18 Ott 2014 - 12:14

woods77 ha scritto:
Icaro grazie mille per aver creato questa nuova sezione molto interessante. Spero che l'aggiornerai  con cadenze regolari.
P.s. complimenti per l'ottima percentuale di guadagni che hai portato a casa Very Happy

ok

salutare
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Sab 18 Ott 2014 - 20:17

Grazie anche da parte mia! ok
Seguirò con interesse!!

Se avessi visto prima il thread non ti avrei disturbato in mp! inchino

A
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nysedow
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Sab 18 Ott 2014 - 21:15

Mi piacciono le iniziative proposte dai miei soldati.
Allora Sergente Lei ha già collaborato con il Generale qualche anno fa pubblicando alcuni articoli sul Blog.
E' ora di riproporre l'iniziativa dedicata ai componenti della Divisione Nyse.
Prepari una serie di articoli di natura e carattere 'didattico' illustrativo sulle opzioni, possibilmente suddivisi in vari capitoli.
Poi li pubblicherò' direttamente sul Blog affinché l'opera divulgativa possa avere il suo effettivo dispiegamento.
Il tutto naturalmente a sua firma.
Prepari delle bozze e poi li pubblichi qui in questa sezione,
Mi faccia sapere e mi tenga aggiornato. Smile

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Cio' che è stato sarà...
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Sab 18 Ott 2014 - 21:21

Verrà fatto
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exodus
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Ven 24 Ott 2014 - 8:51

LE OPZIONI. (parte prima)
Fonte Borsa Italiana

Cosa sono?



Le opzioni sono contratti finanziari che danno al compratore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare una data quantità di una attività finanziaria sottostante (titoli, indici, valute etc...) ad un determinato prezzo di esercizio chiamato “strike” ad una data specifica o entro tale data. Nel caso in cui l’opzione possa essere esercitata solo alla scadenza avremo opzioni cosiddette “europee”, mentre le opzioni “americane” danno al possessore la possibilità di esercizio in qualunque momento entro la data di scadenza.


Opzione Call


Garantisce al possessore il diritto di ricevere a scadenza (o entro la scadenza) e ad un prezzo prefissato il sottostante, oppure quando non possibile (ad esempio per opzioni su indici) il corrispettivo in denaro. Ovviamente l’esercizio avrà senso solo se il prezzo del sottostante sarà superiore allo strike ed il profitto realizzato sarà pari alla differenza tra il prezzo di mercato e lo strike.






Il grafico sintetizza il profilo di profitti e perdite connesso con l’uso di opzioni call. L’asse orizzontale del grafico indica il prezzo del sottostante: verso destra vi è un aumento di prezzo, verso sinistra, cioè verso l’origine degli assi, i prezzi calano.

L’asse verticale indica invece i profitti (o le perdite) dell’acquirente dell’opzione. Come già detto l’opzione acquisirà senso solo se il prezzo di mercato del sottostante sarà maggiore del prezzo di esercizio. Dal momento che l’acquisto della call ha un costo (è il premio che si deve concedere a chi scrive l’opzione, a chi cioè accetta di garantire all’acquirente il diritto di acquistare il sottostante al prezzo prefissato) il grafico del payoff della call ha partenza in territorio negativo. In caso di ribasso dei prezzi, il valore della call tenderà a zero e la massima perdita che l’investitore sosterrà sarà il premio pagato.

Questo strumento risulta ottimo per coloro i quali vogliono scommettere sul rialzo del mercato senza correre il rischio - in caso di ribasso - di subire le perdite in conto capitale connesse con il possesso diretto del sottostante. È utile anche per gli investitori che desiderano acquistare il titolo sottostante, ma vogliono differire nel tempo le uscite finanziarie che l’acquisto diretto del titolo comporterebbe.

Opzione Put


Garantisce al possessore il diritto di vendere a scadenza il sottostante ad un prezzo prefissato. In questo caso l’esercizio avrà senso solo se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike; il profitto realizzato ammonterà alla differenza tra lo strike e il prezzo di mercato.





La Put è uno strumento che permette di guadagnare se il mercato scende. Il compratore di opzioni put vuole scommettere sul ribasso del mercato senza i costi connessi con lo “short selling” (vendita allo scoperto, cioè di titoli che non si possiedono) né le perdite subite se il mercato va in direzione opposta a quella sperata (se i titoli si apprezzano sarà oneroso ricoprirsi).

Inoltre la put è spesso utilizzata da chi desidera proteggere il proprio portafoglio da ribassi del mercato. Acquistare un titolo e la relativa una put garantisce di ottenere i guadagni in conto capitale sul titolo in caso di mercato in salita e al tempo stesso di evitare di perdere se il mercato dovesse scendere. Infatti in questo secondo caso le perdite sul titolo verrebbero bilanciate dall’apprezzamento dell’opzione; la massima perdita verrebbe comunque limitata al valore dello strike, ovvero al valore a cui il detentore della put ha il diritto di vendere i suoi titoli.

Questa strategia, chiamata “put protective strategy” è utilizzata per evitare che il portafoglio scenda sotto una soglia minima, è una sorta di assicurazione contro il ribasso con un costo pari al premio pagato per l’acquisto della put. Da notare che lo stesso profilo di ritorni si avrebbe con l’acquisto di un’opzione call con sottostante, strike e scadenza uguali.

In sintesi, le posizioni “lunghe” sulle opzioni consentono di prendere posizione scommettendo sul rialzo o sul ribasso del mercato con la possibilità di guadagno illimitato ed il rischio di una perdita limitata al prezzo del premio pagato.

Ma qual è il profilo di perdite e profitti per il venditore delle opzioni?

Bisogna sottolineare che mentre l’acquirente di opzioni a scadenza (o entro la scadenza per le opzioni americane) ha la facoltà di non esercitare il diritto (e da qui deriva il limite alle perdite che si possono subire) il venditore ha sempre l’obbligo di onorare l’impegno che l’opzione che ha scritto prevede.

Nel caso del venditore di una call, il payoff sarà il seguente:





Il profitto fisso iniziale (il premio incassato) va diminuendo all’aumentare del prezzo del sottostante: il venditore dell’opzione spera dunque che il mercato resti fermo o cali. A fronte di un profitto immediato limitato, la perdita è potenzialmente illimitata.

Nel caso della put:



In questo caso, invece, l’erosione del premio iniziale incassato si ha se il prezzo del sottostante cala: il massimo profitto si avrà se il prezzo resterà costante o salirà. Anche per il venditore della put il profitto sarà limitato, mentre la perdita “quasi” illimitata (il sottostante non può infatti assumere valore negativo, la massima perdita si avrà se questo varrà zero).

L’assunzione di una posizione corta in opzioni ha un profilo di rischio certamente superiore alla medesima operazione ma in posizione lunga, ed è per questo che molto spesso la vendita di questi strumenti viene associata alla compravendita di altre attività finanziarie (ad esempio azioni, ETF, future e opzioni  su indici e su azioni) per realizzare strategie di investimento più articolate e che possono perseguire finalità differenti, come ad esempio la copertura della posizione in azioni o in derivati, l’incremento della performance del portafoglio o la pura speculazione.

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Ultima modifica di exodus il Ven 24 Ott 2014 - 10:44, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Ven 24 Ott 2014 - 10:13

LE OPZIONI. (parte seconda)
Fonte Borsa Italiana

La “Danarosità” delle Opzioni.



Come già spiegato nel precedente articolo, il profitto o la perdita a scadenza connessi con l’utilizzo delle opzioni dipendono dal superamento al rialzo (per la call) o al ribasso (per la put) del prezzo di esercizio da parte delle quotazioni del sottostante. L’opzione call a scadenza, ad esempio, non avrà alcun valore se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike: il suo possessore avrà più convenienza ad acquistare il sottostante sul mercato e l’opzione non verrà esercitata.

Per opzione “at the money” (ATM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è uguale al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “in the money” (IN o ITM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è inferiore (call) / superiore (put) al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “out of the money” (OTM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è superiore (call) / inferiore (put) al prezzo dell’attività sottostante.

Per esemplificare con un esempio grafico, consideriamo il caso di un’opzione put con strike a 14 euro:



Valori del sottostante inferiori al prezzo di esercizio (put ITM) comporteranno un profitto e quindi l’esercizio del diritto del possessore dell’opzione a vendere ad un prezzo superiore a quello di mercato; se il sottostante avrà un prezzo di mercato superiore allo strike, invece, (put OTM) l’opzione non sarà esercitata. Nel caso della call avviene l’esatto contrario: prezzo del sottostante maggiore dello strike comporterà profitto e quindi esercizio del diritto ad acquistare (call ITM), viceversa per valori del sottostante inferiori la call (OTM) non sarà esercitata.

Un’opzione ITM alla scadenza è dunque quella che darebbe un profitto se esercitata: il valore di questo profitto è il cosiddetto valore intrinseco dell’opzione, che rappresenta la componente più importante del prezzo di un’opzione in the money prossima alla scadenza.

Ma quali sono le altre componenti del prezzo di un’opzione?

Il valore intrinseco non è tutto. Consideriamo ad esempio un’opzione out of the money con una lunghissima scadenza: in questo caso il valore intrinseco sarebbe zero, tuttavia la lunghissima scadenza aumenta la probabilità che entro la data di scadenza il derivato in questione sia ITM. Il “prezzo” di questa probabilità che il compratore dell’opzione deve pagare è detto valore temporale, che, logicamente, decresce con il passare del tempo. Il valore temporale aumenta anche con l’aumentare della volatilitàGlossario del sottostante: chiaramente se questo storicamente presenta variazioni molto significative, aumenta la probabilità che titoli OTM possano essere ITM a scadenza. Nei modelli matematici più utilizzati per prezzare le opzioni, il parametro più importante e di più difficile calcolo è proprio la volatilità tanto che su alcuni circuiti anziché essere quotato il prezzo del derivato è semplicemente indicata la volatilità implicita ai vari livelli di prezzo, cioè quella volatilità (differente dalla volatilità storica e statistica) che è sottintesa al prezzo scambiato sul mercato in quel momento.

I trader professionisti cercano di comprare opzioni (call o put a seconda delle loro attese sul trend) se prevedono che la volatilità aumenterà (il prezzo delle opzioni salirà) e di venderle se ipotizzano che la volatilità calerà.

Infine, l’ultima componente del prezzo delle opzioni deriva dal gioco della domanda e dall’offerta presenti sul mercato. Si tratta tuttavia di una variabile poco significativa, se non in casi estremi. Questi squilibri di mercato sono molto limitati nel tempo perché gli arbitraggisti mettono in atto strategie per trarre profitto da ogni scompenso: senza dilungarci troppo, è sufficiente ricordare che con una combinazione di una put e del sottostante si può replicare la call, mentre con una posizione corta sul sottostante e lunga su una call si replica la put.

Avevamo già spiegato la differenza tra opzioni europee ed americane: le prime sono esercitabili solo alla data di scadenza, mentre le seconde possono essere esercitate in qualunque momento entro la data di scadenza. Questa possibilità più ampia per le opzioni americane fa sì che il loro prezzo sia generalmente molto superiore a quello delle analoghe opzioni europee (stessa durata, stesso sottostante e identico strike) e comunque mai inferiore. La pratica evidenzia, in realtà, che le call americane abbiano circa lo stesso prezzo delle call europee perché difficilmente vengono esercitate prima della scadenza. Infatti nel caso si detengano call solo per scopo speculativo, i sistemi commissionari e le leve operative che queste consentono, rendono molto più ampio il profitto (e la perdita) comprando e vendendo il derivato piuttosto che esercitando il diritto ed operando sul sottostante. Nel caso, invece, in cui lo scopo sia quello di acquistare il sottostante per tenerlo in portafoglio, è decisamente meglio attendere la scadenza, poiché così si rimandano il più possibile le uscite di liquidità e perché l’avere la call invece del titolo fornisce una certa protezione contro i ribassi del sottostante (in caso di cali non si hanno perdite in conto capitale e a scadenza si compra il sottostante sul mercato ad un prezzo inferiore).

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Ultima modifica di exodus il Ven 24 Ott 2014 - 10:43, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Ven 24 Ott 2014 - 10:41

LE OPZIONI. (parte terza ed ultima)
Fonte Borsa Italiana

Effetti di dividendo e tasso di interesse sul valore teorico delle opzioni



Avevamo già parlato delle principali componenti del prezzo di un’opzione: il valore intrinseco ed il valore temporale. Tuttavia nel precedente articolo ci eravamo limitati a descrivere queste dinamiche in un mondo “perfetto” senza tenere conto, per motivi di semplicità, di altri elementi molto importanti quali l’effetto dei dividendi e dei tassi di interesse.

Le opzioni in un certo senso sono alternative al detenere posizioni lunghe o corte sul sottostante: ad esempio un portafoglio costituito da una posizione lunga su call e da una posizione corta su put con identico prezzo di esercizio e durata garantirà lo stesso payout che si può avere con ad una posizione lunga sul titolo sottostante. La differenza maggiore è che seppure il profilo di profitti e perdite è assolutamente analogo non si ha il sottostante: non si ha diritto ai dividendi che il titolo paga, ma non si è avuto neppure l’esborso che l’acquisto di questo avrebbe comportato. Il prezzo delle opzioni deve quindi considerare questi due fattori.

Consideriamo il caso dei dividendi. Possiamo semplicemente affermare che questi inducono una diminuzione del prezzo delle azioni il giorno dello stacco e quindi hanno un effetto negativo sul valore di una opzione call e positivo su quello di una put.

Il concetto che il possesso delle opzioni è molto simile, ma non equivalente alla detenzione del sottostante ci aiuta a capire anche l’impatto del tasso di interesse sul prezzo delle opzioni. Il detentore di una call beneficia dei rialzi del sottostante come se lo possedesse, ma ha rimandato nel tempo l’esborso necessario per l’acquisto del titolo. La leva finanziaria  di questi strumenti fa in modo che il premio delle opzioni sia solo una piccola frazione del valore del sottostante equivalente. Il “prezzo” della possibilità di differire nel tempo l’esborso è il tasso di interesse monetario. Il tasso di cui stiamo parlando riguarda attività prive di rischio e molto liquide: per il mercato italiano possiamo pensare al titolo di stato a breve scadenza. Più alti saranno gli interessi, maggiore sarà la convenienza a rimandare le uscite (o a lasciare il denaro investito sul mercato monetario) e quindi più elevato dovrà essere il premio della call, cioè del diritto a rimandare l’uscita.

Nel caso della put avviene l’inverso: all’aumento dei tassi corrisponde il calo del valore della put. Il possessore del diritto a vendere - se non è uno speculatore puro - ha acquistato una sorta di “assicurazione” contro i ribassi del titolo che è già presente nel suo portafoglio. Più i tassi sono alti, maggiore è la convenienza a liquidare tutta la posizione per garantirsi una rendita priva di rischio sul mercato monetario, minore quindi sarà il premio che si è disposti a pagare per la put.

La seguente tabella ci aiuta a riassumere graficamente quanto spiegato qui e nel precedente articolo riguardo al comportamento del valore teorico di opzioni call e put.

In caso di aumento di:    Valore CALL             Valore PUT          

prezzo del sottostante        sù                          giù

prezzo di esercizio              giù                         sù

vita residua                        sù                          sù

tasso di interesse               sù                          giù

dividendo                           giù                          sù

volatilità                             sù                          sù

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MessaggioTitolo: Re: Le Opzioni   Ven 24 Ott 2014 - 11:03

Avevo conoscenza di questo materiale sulle opzioni e mi sono permesso di aggiungerlo...

Le conosco solo in forma teorica, avendoci solo "giocato" nel portafoglio virtuale della borsa italiana quando stavo facendo test su altre idee.

Quindi la mia conoscenza pratica è vicina allo zero.

Ho sempre avuto una curiosità, se ad esempio io compro delle opzioni (che da quello che ho capito il mercato è abbastanza limitato come importi) e voglio venderle, trovo sempre il compratore ?
O rischio che rimangano a me?

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